ANSIA NEI BAMBINI, segnali della fase 2. Come riconoscerla e cosa fare

– di Paola Marangio –

Succede questo:

Molte persone questa settimana sono tornate al lavoro, la tanto attesa FASE 2: la Grande Ripartenza (che poi tanto in grande non si è presentata perché più di qualcuno si è ritrovato a confrontarsi con sentimenti ambivalenti rispetto al ritornare ad attività che erano normali nella vita pre-covid19).

Succede questo (punto di vista dei bambini):

I miei genitori sono scomparsi da casa dopo 2 mesi in cui stavamo insieme tutti i giorni tutto il giorno.

L’ambivalenza con cui gli adulti si stanno approcciando alla nuova vita fuori casa ha tanti ingredienti: la fatica di affrontare tutto ciò che il covid19 ha cambiato, le mascherine da tenere tante ore al giorno, la lunga fila al supermercato da sommare alla giornata passata in ufficio o in fabbrica, le scuole chiuse e si potrebbe andare avanti per pagine e pagine. Il lettore potrebbe aggiungere qualsiasi altra nota gli venga in mente perché il punto è proprio questo: tutto ciò che noi adulti stiamo affrontando in qualche forma lo sperimentano anche i nostri figli.

 

Segnali importanti nei bambini da riconoscere in questa fase sono:
aggressività,
ostinati capricci (diversi dal solito!),
silenzio eccessivo,
incubi o sonno disturbato,
pianti improvvisi
o altri comportamenti NUOVI per il nostro bambino possono essere segnali di una sofferenza.

Un buon genitore è quello che osserva e soprattutto ha il coraggio di vedere delle cose del proprio bambino per poi porsi delle domande.

Allarmarsi non giova né ai genitori né ai figli.
Vediamo cosa si può fare.

 

Restituire dignità al tempo insieme

Anche se il tempo trascorso insieme fosse improvvisamente diminuito da 12h a 3h (cosa probabile per chi è tornato a lavorare full-time), cerchiamo di dedicare una parte di quelle ore rimaste alle attività che facevamo in fase 1 e che sappiamo essere gradite al bambino: cerchiamo quindi di recuperare quella dimensione di condivisione del tempo in modo sereno.

Se in fase 1 avevate seguito i consigli degli psicologi e dei pedagogisti in merito al “tabellone delle routine”, riadattatelo alla fase2: le giornate di vostro figlio sono rimaste lunghe così come lo erano per voi fino alla settimana scorsa, aiutateli a scandire il tempo!

Cercate di sfruttare ciò che avete imparato dalla didattica a distanza e dalla quarantena: la videochiamata aiuta a mantenere la relazione,

videochiamate il vostro bambino e salutatelo durante la pausa da lavoro, chiedetegli cosa ha fatto e raccontate qualcosa della vostra giornata!

 

Chiedersi “Cosa Provo”?

I BAMBINI GIA’ DA MOLTO PICCOLI IMPARANO A RICONOSCERE LE EMOZIONI DALLE ESPRESSIONI DEL VOLTO, il genitore è il primo “insegnante” ed è proprio per questo che i bambini ci scrutano e ci leggono così bene.

Cosa leggono quindi sui volti di questi genitori che si coprono il viso e vanno via tutto il giorno?
Siamo preoccupati? O frustrati? O nervosi? O stanchi?
E mostriamo quello che proviamo?
Come lo mostriamo? Come lo nascondiamo?
Va ricordato che i bambini hanno diritto ad una spiegazione (calibrata all’età, naturalmente).
Se un figlio legge sul viso di mamma preoccupazione e gli viene risposto “Ma no…va tutto bene, non sono preoccupata, non ce n’è motivo!”, probabilmente smetterà di chiedere spiegazioni di quel che legge sul vostro viso. Probabilmente smetterà per farvi un piacere e non mettervi di nuovo in difficoltà ma resterà in uno stato di confusione dal quale dovrà uscire da solo. I bambini sono molto bravi a fare nessi logici: le uniche cose chiare sono PREOCCUPAZIONE + MEGLIO NON CHIEDERE.

Sembra chiaro che la deduzione lineare di un bambino rischia di essere più dannosa della risposta che potevate dare.

 

Chiedersi “Cosa prova mio figlio”?

Spesso gli adulti danno una connotazione negativa alle emozioni spiacevoli quindi sono portati ad evitarle, reprimerle, controllarle e purtroppo spesso a misconoscerle.

Questo accade per se stessi e ancor di più quando l’emozione spiacevole la prova un figlio. Si tende ad accorrere con “soluzioni” che scaccino via quello stato d’animo e che ci restituiscano il nostro bel bambino sorridente.

Nella Fase 2 potrà accadere che i bambini sperimentino ansia. Se accadesse teniamo a mente innanzitutto che stanno provando qualcosa di legittimo, giustificato e congruo alla situazione.

Se accorriamo con eccessive rassicurazioni, con frasi come “stai tranquillo”, “non c’è nulla da preoccuparsi”, “tanto passa”, “tanto è facile” il bambino imparerà che quello che prova è sbagliato e cercherà di evitare quella sensazione sgradevole sfuggendo ai luoghi e alle situazioni che generano ansia. Se questa può sembrare ad un primo sguardo una soluzione adattiva ed efficace, in realtà non lo è: provare una certa dose di ansia è sano quando si sperimentano nuove cose, quando ci si mette alla prova.

Se un bambino impara fin da piccolo una strategia di evitamento delle situazioni potenzialmente ansiogene non potrà crescere liberamente ed affrontare le mille sfide quotidiane tipiche della sua età.

Il modo migliore per aiutare nostro figlio a crescere è quello di attrezzarlo rispetto alle sfide della vita, non di imparare ad evitarle.

 

Vi state dicendo “gli attrezzi a stento li ho per me in questo momento”?

Comprensibile e legittimo.

Costruiteli insieme!

Coinvolgete i vostri figli (nella giusta misura e senza dimenticare il vostro ruolo genitoriale) nella costruzione.

E’ un momento inedito per tutti, vedere un genitore spaesato che dice che va tutto bene è più spaventante di vedere un genitore spaesato ma calmo che cerca di orientarsi.

 

Diamo una diversa chiave di lettura ai bambini

Succede questo (punto di vista dei bambini):

I miei genitori sono scomparsi da casa dopo 2 mesi in cui stavamo insieme tutti i giorni tutto il giorno, sono tornati a lavoro e sono stanchi ma non si dimenticano mai di me!

 

dott.ssa Paola Marangio
paolamarangio@gmail.com

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