Il recupero della reciprocità nel gioco ai tempi del Covid19

Socializzazione a distanza in età prescolare
Il recupero della reciprocità nel gioco ai tempi del Covid19

L’influenza delle relazioni tra pari nello sviluppo del bambino è di indubbia importanza.
La relazione con l’adulto (asimmetrica) e quella con gli altri bambini (orizzontale) assolvono a funzioni diverse e soddisfano esigenze ugualmente importanti nella crescita.

Le relazioni asimmetriche hanno il compito di offrire cure protezione e garantire l’apprendimento e lo sviluppo,
quelle orizzontali, che si basano sull’uguaglianza e la reciprocità, hanno un ruolo importante nell’apprendimento della capacità di negoziazione, di cooperazione, di gestione delle conflittualità e delle frustrazioni.

Stando in gruppo i bambini interiorizzano norme che regolano il comportamento e si delinea una vera e propria “cultura dei pari”.

Inizialmente le attività di ciascun bambino non sono coordinate con quelle degli altri con cui è in relazione ma pian piano tra i 2 ed i 4 anni il gioco si trasforma sempre più da parallelo a cooperativo

COSA SUCCEDE AI BAMBINI IN QUESTO MOMENTO IN CUI NON POSSONO PIU’ ACCEDERE ALLA RISORSA DEI PARI ?

Abbiamo tutti letto degli effetti negativi che i device elettronici, i display e i monitor hanno sullo sviluppo dei bambini ma ora più che mai il monitor è ciò che ci permette di stare in connessione con il mondo esterno.

Durante la quarantena bisogna continuare a mediare tra i nostri figli e “gli schermi”; approfittiamone per insegnare un uso consapevole e SANO di questi strumenti e utilizziamoli per quel che sono: uno STRUMENTO per fare qualcosa e non QUALCOSA da fare in sé per sé.

Bambini anche molto piccoli, in fase di acquisizione di linguaggio, possono vivere momenti di socializzazione anche a distanza (come è d’obbligo in questo momento di isolamento per emergenza epidemiologica).

L’importanza è che siano accompagnati e guidati da un adulto che riesca a “mentalizzare” per loro.

IL GIOCO IN QUARANTENA

Contestualmente all’inizio della quarantena è iniziato un vero e proprio bombardamento di stimoli inviati ai genitori affinché a loro volta stimolassero i figli. A scuola e all’asilo i bambini giocano, imparano, socializzano. I genitori si sono sentiti investiti della responsabilità di dover sopperire a tutto ciò che la quarantena aveva tolto. E’ iniziata così (in alcune case) una iper-stimolazione dei bambini con attività di ogni genere. “Cosa gli faccio fare tutto il giorno?”.

 I nostri figli non saranno danneggiati dalla noia!

I bambini imparano da tutto, giocano con tutto, crescono nella noia. Imparare a tollerare la noia li aiuterà ad essere adulti con una buona autoregolazione emotiva.

Il bambino che si sa annoiare è un bambino che impara anche ad uscire dallo stato di noia con iniziative (più o meno articolate in base all’età) proprie.

Quello che manca realmente ai bambini in quarantena (oltre che stare all’aria aperta) è la RECIPROCITA’ NEL GIOCO COI PARI.

LA SOCIALIZZAZIONE A DISTANZA 

La routine

Le giornate in quarantena sono tutte uguali, come fosse sempre domenica: ci si disorienta.

Per i bambini la scansione del tempo è fondamentale, inserire (re-inserire) il momento di gioco con i pari nella routine quotidiana del bambino è fondamentale per non fargli perdere “quel filo” che aveva iniziato a tessere non tanti mesi fa con i compagni del nido o della scuola per l’infanzia.

Stabilire 30min la mattina e/o 30 min il pomeriggio in cui “incontrare” gli amichetti va in parte a sopperire alla mancanza di scambi dal vivo (che in questo momento non possibili).

Costruzione del setting di gioco

Il luogo di incontro con gli amici non può essere casuale.

La presenza dell’altro è virtuale ma la relazione è reale! Cosi come per il bambino nella fase ANTE-COVID c’erano delle regole implicite per cui ad ogni luogo corrispondeva uno scenario prestabilito, ora nella fase POST-COVID il genitore deve creare uno spazio dentro casa che corrisponda allo spazio di gioco e scambio con il fuori.

Lo spazio di incontro con le maestre (leggi qui l’articolo in cui se ne parla), lo spazio di gioco con gli amici.

Bisogna scegliere insieme al bambino quale sarà il luogo in cui “ospitare” gli altri.

  • Scegliete un luogo della casa, sempre lo stesso, in cui creare il “luogo di incontro e di gioco”. E’ bene che sia un punto ben illuminato e che permetta al bambino di poter modulare la propria distanza dal computer allontanandosi e avvicinandosi come meglio crede.
  • Utilizzate un computer e non un cellulare: si può usare qualsiasi piattaforma che consenta videochiamate purché l’immagine dell’interlocutore si possa ingrandire a schermo intero.
  • Sistemate il computer all’altezza del bambino e stabilite la regola che non va toccato finchè non saluterete gli amici (fate in modo che il computer diventi sempre più un mero strumento e non l’attrattiva principale di per sé).
  • Il rapporto a 2 è l’ideale soprattutto per i bambini più piccoli, ad ogni modo evitate di coinvolgere più di 3 bambini per volta
  • Siate pazienti, le prime volte il bambino sarà più attratto dallo strumento che da chi c’è dentro allo schermo o forse sarà imbarazzato e tenderà a giocare per conto suo invece di interagire.

Il ruolo dell’adulto  (perché la sessione di gioco a distanza è diversa dalla videochiamata estemporanea?)

L’adulto deve ottimizzare i tempi con grande organizzazione a monte:

– fissate un appuntamento chiaro con le altre coppie genitore-bambino e spiegate in anticipo al bambino quello che farete ( es: “Dopo merenda abbiamo appuntamento al computer per giocare con Marco e Ilaria!”)

– Organizzatevi per perdere il minor tempo possibile per la connessione/ricerca del contatto/preparazione del setting. I bambini non hanno nè molta pazienza né molta capacità di concentrazione, non sprecatele nei preparativi!

Immaginate di porgere un dono a vostro figlio: lo fareste prima di aver finito di confezionarlo? Cosa pensate che proverebbe vostro figlio nel vedervi incartare il suo regalo sapendo che non appena avrete finito potrà scartarlo? Riuscireste a tenerlo lì buono a guardarvi mentre lo fate? No. Fremerebbe dall’eccitazione e dal desiderio e sarebbe a disagio. I bambini trovano rapidamente una soluzione (non sempre funzionale) al proprio disagio e nel nostro caso probabilmente non reggerebbero all’ansia dell’attesa e si allontanerebbero oppure sarebbero irritati appena iniziata la videochiamata o comunque reagirebbero in un modo che vi farebbe desistere dal provarci ancora. Pensereste che semplicemente non è interessato.

– Abbiate una ipotesi di attività da proporre ai bambini, non dimenticate che non è una conversazione tra genitori ma un gioco tra bambini!

– se il bambino inizia a fare confusione disattivate il microfono per il tempo necessario per farlo calmare invece che chiudere la chiamata bruscamente

– se il bambino si allontana dal computer e non partecipa al gioco, non è detto che non stia ugualmente traendo benefici della “presenza” dell’amichetto in casa, restate connessi ancora un po’ prima di chiudere (anche nel rispetto dell’aspettativa degli altri bimbi coinvolti che a loro volta erano stati preparati all’evento “giochiamo con…”)

Ricordate che voi genitori siete lì, in quel setting di gioco, non solo per il vostro bambino ma anche per l’altro dall’altra parte dello schermo!

Idee di attività (in base all’età):

Scoraggiate giochi che si riducano a “gioco davanti allo schermo e l’altro bambino mi guarda”: è molto frustrante per il bambino che si ritrova ad osservare l’altro che sfoggia i propri giocattoli senza poterli usare. Si perde il senso dell’attività stessa.

 

Clicca sulla freccia per vedere la raccolta di proposte di attività
che stimolino i bambini ad interagire nonostante lo schermo.

 

 

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Lo schermo non può sostituire l’interazione reale

Il setting di gioco può contrastare temporaneamente l’isolamento sociale (fisico) che stiamo vivendo, e allo stesso tempo può essere altrettanto utile per mantenere contatti con nonni o zii che vivono lontani o con un genitore in trasferta (o anche un genitore separato?). MA non dimentichiamo che l’interazione reale non può e non deve essere sostituita.

Non dimentichiamo che uno schermo interposto tra due bambini ha di base gli stessi effetti che avrebbe se fosse tra due adulti: può inibire ma può d’altro canto far sentire protetti. Pensiamo ad esempio a quante milioni di persone si celano dietro allo schermo per sentirsi meno inibiti nelle relazioni.

L’utilizzo esclusivo e prolungato di gioco tramite computer ha una controindicazione sul piano relazionale che non va sottovalutata: il bambino abituato ad un piano interattivo virtuale, una volta esposto al contatto reale con i coetanei, si scontrerà inevitabilmente con la sensazione che la competenza acquisita non è più bastevole a farlo sentire adeguato. Per questa ragione è auspicabile che la “fase 2 dell’emergenza covid19” preveda per i bambini una graduale esposizione alla realtà esterna affinché possano ri-allineare il livello di competenza relazionale raggiunto in modo virtuale con la reale interazione de visu.

dott.ssa Paola Marangio

psicologa psicoterapeuta relazionale e familiare

paolamarangio@gmail.com

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